Cosimo Angelini

Tag: pensieri

  • Cronache genovesi – Quarantena: fotogrammi sul soffitto

    Cronache genovesi – Quarantena: fotogrammi sul soffitto

    C’è nella reclusione della quarantena un qualcosa di insano, ma fortificante; e non è la possibilità di affogare la mente con letture, film e dormite. No, è qualcosa di più: è la capacità di pensare a cose che, normalmente, nel caos quotidiano, non consideriamo mai. O cose a cui, da molto, non pensiamo più. 

    Rinchiusi tra poche mura, capita di guardare il soffitto più spesso del solito. E non so voi, ma su quel soffitto bianco io ci vedo scorrere fotogrammi di vita (che banalità). Che sia questo il motivo per cui non ho bisogno di serie tv? Forse devo ancora comprendere la mia, di vita, per iniziare a capire quella di fittizi personaggi televisivi? Forse mi piace crogiolarmi nei ricordi, forse… forse la vita non è un film, ma mi piace pensare che possa essere meglio.

    varia soffitto camera quadri


    Tra un fotogramma e l’altro, ovviamente leggo. Ma è come se ogni libro, ogni frase e pure singole parole avessero la capacità di catapultarmi altrove; più del solito; verso immagini del passato dimenticate, o più spesso rimosse. Mi accorgo così che la miriade di impegni che affastellano le mie giornate in situazioni normali, servono solo a non pensare. Pensare il meno possibile. Potrebbe essere questa la chiave con cui sconfiggo la pigrizia? Una sorta di male minore.

    Mi accorgo anche che in questo truciolo ci sono troppi forse. Evidente mancanza di certezze, nell’epoca d’assenza di certezze per eccellenza (che banalità). Comunque, forse una cosa l’ho capita: potrebbe essere, la scrittura, l’antidoto ai pensieri. Chissà quanti scrittori hanno iniziato a scrivere storie altrui, per non pensare alla propria. Questo forse è un punto di partenza di molti. Ma poi, lo so, quelle storie altrui finiscono per lo più per rispecchiare la propria. Dannato autobiografismo velato dal romanzesco.

    Si può scrivere una storia senza scrivere la propria storia?

    Torno a guardare il soffitto. La quarantena mi fa bene e male. Le immagini che scorrono, mi fanno più male che bene. Chiudo gli occhi e le immagini continuano a scorrere, dentro le palpebre. Stanotte, amici miei, non si dorme.

    Allora torno a leggere. E vi regalo una poesia di Cesare Viviani (dalla raccolta Credere all’invisibile) che ovviamente rimanda a pensieri parole opere e omissioni.

    Ha conservato il suo colore rosa il fiore

    nel buio della notte.

    Quando una lama lo tagliò non ci fu terrore,

    non ci fu dolore, per il fiore

    fu come un improvviso colpo di vento.

    Stanotte non si dorme, ho detto. Allora, buona visione.

    Cosimo Benzi Angelini

  • Rifugio I

    Rifugio I

    C’era un casetta di legno, arroccata sui monti poco lontani dal mio mare. Era il rifugio estivo di qualche anziano pastore che lassù, su quell’Appennino vista mare, ci è andato per tutta la vita. Ammetto di non averlo mai conosciuto, se non grazie alle storie altrui. Storie a me riferite da persone che, a loro volta, le avevano sentite da altri. Ma questo è il cantuccio a me fatto, e la storia non può essere che mia. Così non parlerò di quell’ultimo pastore, ma della stanzetta riparata che ha lasciato ai posteri: viaggiatori e turisti, principalmente. Ma non solo.

    La casa è molto vissuta, fatta di legno robusto ma usurato. C’è un’unica stanza, con un misero materasso, qualche scaffale con vecchie agende e alcuni libri. Solo una finestra permette alla luce di entrare, ma è sufficiente. Aprendo le imposte, si vede il mare. Forse è strano essere in montagna, a quasi 1000 metri di altezza, ed avere il mare proprio di fronte. Ma è questa stranezza a rendere la visione sublime. Anche se potresti uscire e metterti semplicemente a guardare il panorama sdraiato sull’erba, resti fisso alla finestra che incornicia il mare, il mio mare, come se fosse un quadro. E non vorresti più staccarti.

    Ci sono stato solo una volta, la casetta, eppure la ricordo come se l’avessi appena visitata. Il trucco è pensarci fino allo sfinimento, e scriverci sopra qualche appunto, qualche racconto. E magari raccontarla a quelle poche persone che vorresti portarci. La memoria si fortifica rivisitando le immagini scritte, e così è come se quel posto lo visitassi ogni giorno. Ci sono stato solo una volta, fisicamente, ma nella mia testa la visito ogni giorno. Ed ogni volta è diverso perché cambia il tempo in base all’umore del momento, e cambia la compagnia, e cambiano i particolari. Ultimamente piove sempre, e visito da solo la stanzetta, resa umida e tetra dalla vita reale.

    A volte mi immagino di affacciarmi alla finestra, e di sentirmi come il “viandante sul mare di nebbia”, perché non si riesce a vedere niente. Non l’erba; non la pianura che separa le spiagge dalle prime pendici dei monti; non il mare. E forse è un po’ come la vita, perché in alcuni momenti non riesci a vedere un futuro, una direzione, un viso amichevole. Ma poi la nebbia sparisce, torna il sole e ricominci a cogliere il senso di ciò che fai e la consapevolezza di chi sei. E spesso passa anche il sole, arriva la tempesta ma non per questo la vita fa così schifo come sembra. C’è sempre un posto in cui rifugiarsi, una persona da contattare, una canzone da ascoltare. E se questo non bastasse, forse avete bisogno di un bicchiere di Scotch per dormire meglio, proprio come quello che sto per bere io.

     

    C.B.A