Cosimo Angelini

Tag: editoriaindipendente

  • Affiori, L’Erudita e Giulio Perrone. Ovvero la morte di un esordiente

    Affiori, L’Erudita e Giulio Perrone. Ovvero la morte di un esordiente

    EDIT: alcuni mesi dopo la pubblicazione di questo articolo, e dopo migliaia di visualizzazioni e messaggi di supporto, alcune pagine del sito Giulio Perrone Editore e alcuni loro post social, sono stati cancellati. Voi direte, embè? Già, non cambia niente, in realtà. Però, alcuni link che avevo inserito in riferimento all'articolo, porteranno a pagine inesistenti. Chapeu G.P. Sono al lavoro per aggiornarli.

    Può un editore indipendente come Giulio Perrone Editore, col suo marchio Affiori, fare cattiva editoria? Lo vedremo. Ma prima, cos’è l’editoria indipendente?

    L’editoria indipendente è, allo stesso tempo, resistenza e mercato. Resistenza perché deve resistere all’assalto dei grandi gruppi e delle librerie di catena non con la forza economica, ma con la forza delle idee, delle proposte. E mercato, perché deve resistere stando economicamente a galla in maniera autonoma, senza l’appoggio di finanziatori, ma solo vendendo libri. Di solito, quando ci riesce, è perché fa libri di qualità.

    Come si può immaginare, non è sempre così. Tra tanti virtuosi c’è chi lo è meno, e chi non lo è affatto. Questo articolo-denuncia nasce dalla segnalazione di un amico, da una ricerca d’archivio, da una pseudo operazione di infiltrato e dalla rabbia per la scoperta di un sistema che, invece di produrre cultura e resistenza, distrugge la prima e svilisce la seconda.

    Preambolo: l’editoria indipendente in Italia

    Sono uno dei cosiddetti “lettori forti” e, per qualche anno, ho lavorato nel mondo dell’editoria indipendente. Penso di parlare con cognizione di causa quando affermo che l’editoria indipendente in Italia è una ricchezza che va coccolata, curata e incentivata anche se, come vedremo, non sempre è senza macchia come appare.

    Ma partiamo dalla base. Un editore indipendente è un editore che non ha legami e non appartiene a gruppi editoriali. Indipendente, quindi, da influenze esterne o superiori. Teoricamente agisce perseguendo una linea editoriale dettata solo da sé stesso. Questo gli permette una ampia libertà di movimento ma, come contropartita, non ha solitamente una grande stabilità economica in quanto non ha le spalle coperte al pari di marchi appartenenti a grandi gruppi editoriali.

    Però, in un mondo editoriale sovraffollato di libri, di ristampe e riscoperte, ma anche di ri-ristampe e di ri-riscoperte, lo scrittore esordiente è proprio all’editoria indipendente che si affaccia per cercare il proprio posto al sole. Le altre finestre sono tutte chiuse.

    I dolori di un esordiente non sempre giovane

    Quando si custodisce il famoso libro nel cassetto, la prima cosa che si fa è cercare uno sbocco nella grande editoria. Tra invii di manoscritti sospesi e pagine di contatti inesistenti, lo scrittore esordiente non sa da che parte sbattere la testa. Senza risposte né idee, disperato, si lancia. E si lancia anche in concorsi letterari intitolati ai grandi autori del comune più periferico della provincia più remota del Regno di Molto Molto Lontano. Il risultato, ovviamente, è nullo.

    Talvolta, l’esordiente invia inediti a studi e agenzie editoriali che, esausti dall’invio ininterrotto di testi spesso scorretti e non leggibili, hanno iniziato da un po’ di tempo a questa parte a chiedere un compenso per la lettura degli inediti. Nei limiti delle loro risorse, sono un filtro importantissimo per le case editrici che lavorano seriamente.

    In alcuni casi, gli aspiranti scrittori optano per l’autopubblicazione, un fenomeno in continua crescita e che, nella massa di titoli pubblicati che non sono proprio capolavori (come se lo fossero, poi, quelli dell’editoria ufficiale), ha i suoi lati positivi.

    Il tasto dolente dell’editoria: EAP – Editoria a Pagamento

    I più sfortunati, invece, incappano nell’editoria a pagamento. Sotto questo nome si raggruppano gli editori che dell’editore portano solo il nome. Questi, solitamente, chiedono un contributo economico all’autore per la stampa, con la promessa di una grande tiratura e di una intensa promozione, che spesso finisce in una stampa poco curata di poche copie, una promozione ridicola e qualche pernacchia.

    L’autore esordiente, a parte una manciata di copie del suo libro in mano e le tasche più leggere, rimane scottato. L’editore, che non accetta il suo ruolo negandosi il rischio della sua stessa impresa (quindi, scommettere su un libro), vince sempre. Da qualche tempo, però, questa potrebbe non essere la fine più sfortunata per un esordiente.

    La storia: Affiori e la pubblicazione di un inedito

    Qualche mese fa, ho ricevuto la chiamata euforica di un amico che mi annunciava: “una casa editrice indipendente vuole pubblicare il mio romanzo”. Dopo alcuni momenti di gioia e incredulità multipla (non sapevo avesse anche lui un libro nel cassetto, né che lo stesse proponendo), sapendo che avevo lavorato in casa editrice, mi chiede informazioni sul marchio intenzionato a pubblicarlo.

    Del marchio editoriale Affiori, di proprietà di Giulio Perrone Editore, non avevo mai sentito parlare. Inizio a indagare e, all’inizio, sembra tutto bello. Forse troppo bello. Affiori, marchio nato verso aprile 2023, nel primo post su Instagram si annuncia come “un luogo di scoperta e di nascita, uno spazio in cui esplorare i nuovi talenti e le nuove voci“. Bel progetto grafico, belle copertine, essenziale ma tutto ben curato.

    E ancora “vuole essere un trampolino da cui partire e osservare la realtà e il mondo, mettendo in primo piano l’incontro tra l’autore e libro e il suo pubblico, creando un modo partecipativo di fare cultura attraverso incontri e presentazioni, sempre all’insegna dello scambio e della crescita”.

    presentazione affiori marchio giulio perrone editore

    Ho sempre avuto paura dei grandi annunci. Sarà che ho praticato rugby per molto tempo, e dei giocatori più robusti (come me) si dice sempre: più sono grossi, più rumore fanno quando cadono. Ecco, nelle belle parole ho iniziato subito a sentire della puzza, anche se l’aura che imputavo più o meno giustamente alla casa madre, la Giulio Perrone Editore, mi tranquillizzava.

    Più scavavo, però, più sentivo puzza. E non ho dovuto andare in profondità per capire che qualcosa proprio non tornava.

    Il sistema Affiori

    1) Pubblicazioni a valanga

    Affiori ha pubblicato il suo primo libro ad aprile 2023. Ad oggi, ottobre 2024, in circa un anno e mezzo, i i titoli pubblicati sono 151. Nello stesso periodo di tempo, sotto il marchio Giulio Perrone Editore sono stati pubblicati circa 35 titoli. Una differenza abissale.

    Se poi consideriamo che le pubblicazioni di Affiori sono per lo più di autori esordienti o emergenti, con i relativi problemi legati al lancio e alla promozione di un autore sconosciuto, i conti tornano ancora meno. Come può un marchio appena nato pubblicare così tanti titoli? Come può fare un editing vero – perché tutti i libri hanno bisogno di editing – e curarne la promozione? Viene da pensare che, probabilmente, Affiori non faccia niente di tutto ciò. Ma proseguiamo.

    A questo punto, come in ogni indagine che si rispetti, il colpo di scena! Sulla pagina Instagram di Giulio Perrone Editore appare un annuncio che ha mandato in fibrillazione l’intero ecosistema degli esordienti fatto di blog, forum, booktoker e così via. Cosa può scatenare un simile putiferio? Soltanto una cosa: una call per inediti.

    schermata instagram call per inediti esordienti affiori giulio perrone editore

    2) L’infiltrato incredulo

    Solo dopo aver fatto notare le prime scoperte al mio amico, è stata pubblicata questa call per esordienti. Nonostante i dubbi, ero ancora propenso a trovare una spiegazione ragionevole e positiva. Ma c’era un solo modo per capirci qualcosa di più, senza fare domande indiscrete: infiltrarsi.

    Io, un ridicolo 007, ho risposto a quella call inviando un mio inedito. Devo essere sincero: è un testo di difficile lettura, che probabilmente non vale la pena né leggere né pubblicare (anche se scriverlo, almeno, mi è stato utile), ma su cui nutrivo in passato qualche sogno di gloria. Insomma, un testo che è sempre rimasto chiuso nel cassetto per degli ottimi motivi. Però, vista la call, l’ho inviato comunque, con poche speranze di ricevere risposte.

    Eppure, non ho dovuto aspettare neanche due settimane per ricevere l’insperata risposta:

    Gentile Cosimo,
    le scriviamo perché la sua proposta ci è sembrata interessante e potremmo inserirla nella programmazione Affiori della seconda parte del 2024.

    I campanelli d’allarme in punti:

    Dopo alcuni attimi di euforia, leggo tutta la mail e la gioia cala. Sono molti i punti interessanti:

    1. Il rifiuto dell’editoria a pagamento. Dopo l’interessamento, il mittente della mail ha sottolineato che Affiori è contraria “a qualsiasi forma di editoria a pagamento quindi a nessun titolo le saranno mai richiesti soldi”. Positivo, ma alla luce dei fatti emersi in seguito, questa è alta arte retorica: noi non siamo quelli là.
    2. Il nodo della distribuzione. Proseguendo, il mittente afferma che Affiori non ha modo di entrare nella distribuzione delle grandi librerie di catena, ma è promossa “nel circuito di librerie indipendenti con le quali abbiamo rapporti commerciali diretti (circa 130 in tutta Italia)”. La questione distributiva, in editoria, è tutto. Senza distribuzione, un libro non ha vita. Perché questi libri non possono seguire la stessa filiera della casa editrice madre?
    3. La richiesta all’autore. All’autore, però, rimane un compito importante: “aiutarci nella promozione del volume immaginando insieme delle presentazioni le prime due delle quali avvengano fuori dalla libreria”. L’autore dovrà aiutare nell’organizzazione di presentazioni (in numero maggiore di due, si deduce), con una aggravante: “ovviamente è opportuno, almeno all’inizio, organizzare presentazioni in luoghi dove l’autore abbia la possibilità di convogliare un minimo di pubblico”.
    4. L’imminente pubblicazione. I tempi tecnici di pubblicazione di un inedito sono molto lunghi. Sia perché un lavoro sul testo è sempre necessario, sia perché la programmazione delle pubblicazioni è sul lungo termine. Sentirmi dire che il testo potrebbe essere pubblicato entro pochi mesi mi ha fatto storcere il naso.

    Le pessime intenzioni, la buona educazione

    Il tutto sarebbe regolato da un contratto di edizione che non è allegato, in attesa di un ulteriore contatto telefonico. Ma, rimanendo alla conoscenza attuale delle cose, se mettiamo insieme un minimo di conoscenza del mondo editoriale a questa mail, la cosa migliore da fare è scappare. Niente di illecito, anzi. La proposta è mostrata in maniera gentile, ma dai risvolti poco seri.

    L’indagine poteva finire qui. Però, noi lettori, sotto sotto… pensiamo che ci sia del buono in ognuno di noi. Per questo ho dato ancora una chance al mittente della mail per dimostrarmi di essere veramente interessato alla pubblicazione. Durante la chiamata conoscitiva, purtroppo, il libro non è stato mai citato. Anzi: alla mia richiesta di informazioni su un ipotetico editing, il responsabile ha ammesso che l’editing verrà fatto solo se ci sarà bisogno di farlo.

    Chi conosce l’ambiente sa che nessun libro viene pubblicato senza editing, non conta che tu sia un autore da milioni di copie o un esordiente. C’è sempre bisogno di un editor e di un vero lavoro di editing. E lo sa anche la Giulio Perrone Editore, che in un recentissimo post su Instagram in cui sponsorizza un seminario a pagamento dal titolo “L’editoria per chi scrive: una guida per gli autori”, tra gli argomenti include anche “la figura essenziale dell’editor“.

    ruolo essenziale dell'editor editing affiori

    In compenso, è stato ribadito l’impegno richiesto all’autore per l’organizzazione delle presentazioni. E, poco dopo, su mia richiesta, è arrivato il contratto di edizione.

    3) Il contratto con Affiori. Tratto da una storia vera

    I contratti di edizione sono contratti tramite i quali un autore cede vari diritti (tra cui quello di stampare una sua opera) ad un editore. L’editoria si basa sul rispetto di questi contratti perché chiariscono ogni condizioni: royalties, gli eventuali anticipi, la durata del diritto di stampa e le eventuali ristampe, ma anche la tiratura e tanto altro.

    In questo particolare contratto, basterà citare un punto per perdere tutta la buona fede che stiamo trattenendo coi denti nei confronti dell’editore e del marchio Affiori. Oltre a cedere qualsiasi tipo di diritto all’editore (e, diciamolo, per autori esordienti potrebbe anche non esserci niente di male), si prevede che la prima edizione dell’opera si stamperà in non meno di 150 copie. Quindi, l’editore si impegna a stamparne almeno 150. Tralasciando la mia opinione secondo cui un libro stampato in 150 copie, oggi, non esiste (se non in casi particolari), questa cifra, viste le tante pubblicazioni di Affiori, pare irrealistico.

    Inoltre, l’autore ha diritto a due copie omaggio, uno sconto del 30% sul prezzo di copertina per l’acquisto diretto, e una royalty dell’8% “sul prezzo di copertina defiscalizzato (cioè al netto dell’Iva)”. Però, “l’editore provvederà al pagamento dei compensi spettanti all’autore entro il 30 Settembre di ogni anno riferito al 31 dicembre”. Quindi, per un libro venduto a gennaio 2024, l’autore potrebbe dover aspettare settembre 2025 per vedere qualche spicciolino.

    Come ciliegina sulla torta, bisogna aggiungere che non è previsto alcun anticipo, neanche simbolico, per l’acquisizione dei diritti. Insomma, bastano due copie omaggio per acquistare i diritti di un’opera. Ci sono degli illeciti nel contratto? Non mi pare, ma con un simile contratto il libro nasce morto.

    La scoperta: L’Erudita, la recidiva e il Modus Operandi

    L’internet è un posto meraviglioso di cui noi, utenti medi, conosciamo solo la superficie e non sfruttiamo mai a pieno le potenzialità. Basta fare richieste più specifiche al motore di ricerca per addentrarci in un mondo di recensioni, di opinionisti da forum, un mondo parallelo che non ha niente di oscuro, se non i nickname. Ad esempio, nel topic dedicato a L’erudita Edizioni un tale che si fa chiamare Cheguevara scrive:

    non ho mai avuto a che fare con questo gruppo editoriale, ma ho un’analoga, spiacevole esperienza con una piccola CE “costola” di un gruppo di medie dimensioni. Mandi il manoscritto e ti risponde un’altra CE collegata. In genere, significa che la cosiddetta “capogruppo” ha un accordo con un’altra CE, sempre piccola e non particolarmente affidabile, cui “sbologna” gli esordienti.

    Sempre in genere, la piccola CE collegata non fa selezione, né editing, né promozione, ma pubblica in un anno centinaia di titoli a costo vicino a zero, trattandosi in genere di print on demand, guadagnando sulle copie che ogni novello autore piazzerà a parenti, amici, conoscenti e follower vari. Non è detto che con Perrone funzioni proprio così, ma ci sono buone probabilità. Se mi sbaglio, ne sono contento.

    Un sistema, come iniziamo a intravedere, esiste già. Ma cos’è L’Erudita? Da brevi ricerche, si scopre che L’Erudita è un altro marchio della Giulio Perrone Editore. E dai forum, in cui gli stessi autori commentano le loro esperienze, pare che il modus operandi sia lo stesso descritto dal caro Cheguevara: i manoscritti inviati alla casa editrice madre, in questo caso la Giulio Perrone Editore, venivano dirottati verso questa “costola”, che chiedeva l’organizzazione in proprio di presentazioni per far promuovere il libro all’autore stesso, senza alcun aiuto. Alcuni dicono di aver “vinto” dei concorsi promossi dalla Perrone, per poi vedersi reindirizzati verso L’Erudita.

    L’amo della pubblicazione

    Tra i libri pubblicati negli ultimi due anni di vita del marchio, appare anche un titolo del 2022 con la prefazione di Nadia Terranova. Con carta e inchiostro”, infatti, è un’antologia di racconti che “nasce dal Corso di Scrittura della Giulio Perrone Editore, durante il quale i partecipanti si sono messi alla prova nella stesura di un racconto. A guidarli la scrittrice Nadia Terranova che ha condotto gli autori in tutte le tappe di questo percorso: dallo sviluppo dell’idea alla struttura del testo, dalla prima stesura alla conclusione”.

    Nella presentazione del corso, si prometteva anche “la pubblicazione di un’antologia con i racconti di tutti i partecipanti”, ma non si specificava che non sarebbe stata pubblicata a marchio Giulio Perrone Editore. Questo libro ne è il risultato.

    copertina del libro Con carta e inchiostro prefazione di Nadia Terranova, marchio l'erudita

    Le opinioni su L’Erudita, però, non sono positive. Promozione totalmente a carico degli autori, dubbio diffuso del print on demand, editing nullo e correzione di bozze superficiale. L’utente Idris, che ammette di aver pubblicato per l’Erudita nel 2021, dice:

    Il punto dolente, secondo me e secondo anche un altro ragazzo che ha pubblicato con loro, è l’editing, che è praticamente assente. Il mio testo non aveva tantissimi refusi, ma me ne hanno corretti solo due e gli altri sette o otto (non ricordo quanti fossero) sono stati trovati dai miei attentissimi lettori ahah 

    Altre note negative sono il prezzo generalmente alto e la mancanza dell’ebook. 

    I numeri de l’Erudita

    Non è facile capire quanti titoli abbia pubblicato il marchio L’Erudita. La pagina dedicata sul sito della Giulio Perrone Editore, a differenza della neonata Affiori, non esiste. Ma esisteva. Andando sulla Pagina Facebook del marchio L’Erudita, nella sezione “Informazioni” il link rimanda ad una pagina del sito ufficiale della Perrone che non esiste più:

    giulio perrone editore pagina non esistente l'erudita

    Un libro pubblicato, però, non può sparire in tempi brevi. Per pubblicarlo bisogna registrare un codice ISBN, che verrà trasmesso ai vari marketplace con le vetrine di novità sempre aggiornate. Si possono cancellare alcune delle sue tracce, ma è complicato farlo sparire completamente. Per questo, interrogando la ricerca di IBS con la parola “erudita”, l’ottavo risultato sarà uno dei tanto agognati libri dello scomparso marchio L’erudita.

    A questo punto, cliccando sul marchio, si filtrerà ulteriormente la ricerca selezionando solo i titoli de L’erudita. E, per essere precisini, spuntando IBS come unico venditore verranno mostrati solamente i titoli nuovi, evitando doppioni di librerie che vendono libri usati. Il risultato è sconcertante: 515 titoli pubblicati dal 2014 al 2023, ma con un solo titolo pubblicato nel 2014, 8 titoli nel 2016, e pubblicazioni massive negli altri anni. Quindi, dal 2017 al 2023, una media di 72 titoli all’anno. Una valanga, appunto.

    schermata ibs titoli l'erudita giulio perrone editore

    Senza perder troppo tempo di fronte all’evidenza, aggiungiamo un particolare. La già citata pagina Facebook del marchio L’erudita, pare attivissima per molti anni. Improvvisamente, a giugno 2023, dopo anni di pubblicazione intensa e inesorabile di contenuti, cala il silenzio.

    Domande retoriche sull’Affaire Affiori

    Ora vi sottopongo alcuni quesiti che mi faranno assomigliare ad Adam Kadmon e alle sue puntate di Mistero. Mi dispiace, dobbiamo riderci su, ma le domande sorgono spontanee. Perché cancellare un marchio così, dall’oggi al domani? Secondo voi, è una coincidenza che l’ultimo post della pagina Facebook de L’Erudita sia del giugno 2023, proprio due mesi dopo la prima pubblicazione ufficiale di Affiori?

    E soprattutto, perché Perrone crea marchi che non promuove, su cui non investe e pubblicando titoli a valanga, di cui non sembra prendersi cura, per poi cancellare il marchio?

    Affiori-Perrone, che combinate?

    Anche questa domanda è spontanea, e penso sia lecita. Ma non sappiamo se riceveremo mai una risposta. Però, con i dati ottenuti, qualche conclusione possiamo trarla. Se finora hanno pubblicato 151 libri con questo nuovo marchio, e per ogni titolo si sono impegnati da contratto a stampare 150 copie ciascuno, dovrebbero avere stampato 22.650 copie in meno di due anni. Sono tantissime.

    Se ipotizziamo, ragionando per assurdo e per eccesso (perché siamo buoni), che ogni autore è riuscito a organizzare cinque presentazioni per ciascun titolo, e a vendere 5 copie ogni volta, risulterebbe la vendita di 3775 libri. Ovviamente è una stima molto ottimistica. Se a questi 3775 libri aggiungiamo le copie omaggio (due per ogni autore), si arriva alla cifra di 4077, che sono i libri da sottrarre al totale dei libri stampati. Il calcolo è presto fatto:

    22.650 – 4.077 = 18.573 libri

    Questi 18.573 libri dovrebbero essere i libri contenuti nel magazzino della Affiori. Se lo stesso calcolo fosse possibile farlo con gli oltre 500 titoli L’erudita, poi, il risultato sarebbe folle.

    A me pare irrealistico che un marchio “autonomo e indipendente” si ingolfi con un tale magazzino. E, se anche avesse lo spazio fisico per contenerli, e le economie per mantenerlo, come potrebbe permettersi un tale investimento? Se iniziassimo a parlare di rapporto costi-ricavi, considerando i costi di stampa dei libri di esordienti che rimangono spesso invenduti anche nella grande editoria, il print on demand mi pare l’unica risposta. Ma una domanda rimane: perché?

    Giulio Perrone. Bruciare gli esordienti per far cassa

    Perché? La risposta è una sola: far cassa. Un editore, che esso sia un commerciante, un fattucchiero, un intellettuale, o tutte e tre le cose insieme, deve rientrare almeno dei costi. C’è chi sta a galla a malapena, chi ci guadagna abbondantemente, e chi invece è costretto a chiudere. L’insistenza con cui pare sia portata avanti questa attività da quasi dieci anni da Perrone, anche con la creazione di un nuovo marchio “pulito” e accattivante come Affiori, dimostra che quest’operazione, evidentemente, non solo sostiene i suoi costi, ma li supera. Altrimenti, a che pro rischiare di sporcarsi l’immagine a questo modo?

    Non a caso, la pubblicazione a valanga viene fatta sfruttando marchi secondari: prima L’Erudita, oggi Affiori. Forse L’Erudita era diventata troppo nota, ed essendosi “bruciata” è stata cancellata. Per poi creare un nuovo marchio, con una grafica più accattivante e pop, per ricominciare ad accalappiare nuovi autori. Forse, non lo so.

    Le conseguenze dell’Affaire Affiori

    Le conseguenze, però, sono molto gravi per quei tanti che sognano di diventare scrittori e per l’editoria in sé. Pubblicare una miriade di esordienti satura ancora di più un mercato già esausto. Sposta potenziali autori interessanti dalle case editrici serie (quelle che investono davvero sugli autori, assumendosi il rischio d’impresa come accade in ogni investimento in ambito imprenditoriale) in cambio di due copie omaggio col proprio nome scritto sulla copertina. Si fa credere loro che sia questa l’editoria, ma non è così.

    Ma ha anche conseguenze sulle agenzie editoriali, che hanno il ruolo di filtrare le proposte agevolando un percorso (comunque tortuoso) verso le case editrici. Con la pubblicazione indiscriminata di inediti questo filtro decade e viene sminuito il lavoro delle agenzie. Mettiamoci per un attimo nei panni di un esordiente. Perché dovrei pagare un’agenzia editoriale, per capire se il mio libro è pubblicabile o no, quando senza alcun costo me lo stampa una casa editrice figlia di Giulio Perrone Editore?

    Ha conseguenze sui lettori, perché se un libro dalla grafica accattivante è pieno di errori, con una trama banale, ed è stampato da una casa editrice indipendente, il lettore sarà tentato dal rifugiarsi nelle solite letture dei soliti grandi marchi.

    Affiori, alias una delusione editoriale

    Insomma, illude gli autori, annoia i lettori, e scoccia pure i librai, che sono sempre più asfissiati dalle infinite e poco rilevanti novità. Ma la cosa peggiore, secondo me, è la figura barbina che fa un editore più o meno blasonato come Perrone verso tutti quelli che ruotano attorno all’editoria, verso quelli che la vivono, da dentro o sul margine. Verso quelli che leggono il più possibile case editrici indipendenti. Verso quelli che ci lavorano. Tutto, soltanto, per far cassa.

    Leggere, studiare e boicottare

    Se hai letto fino a qui probabilmente sei Giulio Perrone in persona. Oppure sei un lavoratore dell’editoria. Oppure ancora sei un aspirante scrittore. Nel primo caso, sono aperto a qualsiasi risposta. Sono deluso, ma non ce l’ho con voi. Nel secondo caso, sono aperto a qualsiasi suggestione.

    Se invece sei un aspirante scrittore e ti stai chiedendo come fare a sopravvivere nel mondo dell’editoria, la risposta è solo una: diffida, leggi, non fidarti, studia, informati. Pubblicare un libro è come un incontro di boxe. Tu, da solo e con le mani legate, devi sconfiggere allo stesso tempo Mike Tyson e Primo Carnera: la probabilità di perdere è abbastanza alta, come puoi immaginare. Ma puoi provare almeno a sopravvivere.

    Studia come funziona il mondo dell’editoria, e le bastonate che riceverai (perché sì, le riceverai) saranno più leggere, faranno meno male, e forse (forse…) qualcuna riuscirai anche a schivarla. Altrimenti, occhio ai ganci sinistri di Mike Tyson e di Primo Carnera. Carnera, col sinistro, ha ucciso un uomo (e non dubito che Tyson possa fare lo stesso).

  • Book Pride di Milano: cosa rimane?

    Book Pride di Milano: cosa rimane?

    Sono passati alcuni giorni dalla fine del Book Pride di Milano, la fiera dedicata esclusivamente all’editoria indipendente. Più di 200 editori e 230 eventi tra conferenze, presentazioni e discussioni vivacissime. Ci sono stato, è stato bellissimo, e ora vi racconto il perché.

    La qualità degli indipendenti al Book Pride

    Da quando ho iniziato a osservare il libro non più solo come lettore, ma come studioso del libro e del mercato che lo produceva, sono sempre stato affascinato dall’editoria indipendente. Dire “editoria indipendente” oggi, per me, vuol dire parlare di quegli editori che non solo agiscono indipendentemente da gruppi proprietari o capi superiori, ma lo fanno solo all’insegna del proprio nome e della qualità.

    milano book pride editoria indipendente

    Certo, nel mare dell’editoria indipendente non c’è solo qualità. Allo stesso modo non sono da demonizzare quei leviatani dei grandi gruppi editoriali, al cui interno lavorano persone geniali che pubblicano opere importantissime. Ma l’editoria indipendente, secondo me, ha il valore aggiunto di farcela da sola. E di fare quasi esclusivamente libri di qualità. Questo è ciò che penso, e al Book Pride di Milano è stato bene evidente. Tra volti noti e editori ancora in fasce, la qualità di contenuti e contenitori è sempre stata presente.

    Forse la mia visione è limitata. Forse, dentro di me, ancora nascondo quel ragazzo che si emozionava leggendo I dolori del giovane Werther. Forse sono troppo romantico. Comunque sia, all’editoria indipendente ci tengo molto. Per questo mi piacerebbe raccontarvi alcuni degli editori che, a questo Book Pride, mi hanno conquistato.

    Alcuni editori del Book Pride da tenere d’occhio

    Tra i tanti editori degni di nota presenti al Book Pride, alcuni mi hanno colpito particolarmente. Per questo vorrei che, almeno loro, rimanessero scritti e citati da qualche parte. Parlerei volentieri di tutti, ma non basterebbe un libro intero. Così ve ne accenno alcuni, tra nuove scoperte e piacevoli conferme, che spero potranno colpire anche voi.

    • Marotta&Cafiero Editori; chi mi è stato vicino in questi giorni sa quanto io abbia sponsorizzato questi ragazzi. Sì, sono ragazzi. L’editore, Rosario Esposito La Rossa, sta creando un polo editoriale innovativo e inclusivo in uno dei luoghi più complessi d’Italia: Scampia. Ma non è tutto. Crea libri bellissimi, con autori eccezionali: oltre ai recenti libri di Daniel Pennac e Stephen King, oltre ai futuri Don De Lillo e Ian McEwan, questi ragazzi hanno pubblicato edizioni limitate curatissime e a prezzi accessibili, autori impegnati e impegnativi, nonché una biografia romanzata di Khalil Gibran scritta da uno dei suoi traduttori più noti: Haifez Haidar.
      La loro filosofia è semplice: spacciare libri dove prima si spacciava droga. E come lo fanno? Con libri a cui manca un angolo, appositamente tagliato: quella è la parte che ogni lettore dovrà aggiungere, diversa per ciascuno. Eccezionali.
    Lo stand di Marotta&Cafiero editori al Book Pride di Milano
    • Effequ; ormai nota al grande pubblico, non mi stancherò mai di citarla. Non solo per il loro impegno a pubblicare “libri che non c’erano”, ma quindi che ci dovrebbero essere (come Ada brucia di Anja Trevisan). Ma soprattutto perché fanno libri poco convenzionali.
    • Racconti edizioni; attivi dal 2016 e li ho incrociati solo adesso? Sicuramente la colpa è mia, ma cercherò di rimediare alla mia ignoranza. Cosa pubblicano? Principalmente short stories, con un catalogo già molto ricco. Oltre a Virginia Woolf, James Joyce e Margaret Atwood, sono interessanti anche le proposte di autori meno conosciuti al pubblico italiano. Tanti autori da scoprire, in piccoli libri di grande qualità.
    • FVE Editori; sono due gli autori che più ho letto quest’anno. Franco Loi e Stig Dagerman. E cosa trovo, allo stand di questi ragazzi? Due libricini bianchi, affiancati. Uno su Loi e l’altro su Dagerman. A casa ho sfogliato meglio quei libri e… cari amici editori, avete conquistato un nuovo lettore.
    • Utopia editore; dai, ma che ve lo dico a fare? Credo sia l’unico stand del Book Pride a cui non mi sono neanche avvicinato. Il pericolo di dargli tutti i miei soldi era reale.
    • Pop Edizioni; a primo impatto, questa casa editrice fa storcere il naso. Così accade con tutte le proposte innovative. Sono scrittori che si fanno editori per retribuire più onestamente gli scrittori stessi, e nascono con l’intento di pagare addirittura il 20% dei diritti d’autore sul prezzo di copertina. Sanno che è una follia. Ma se dovesse funzionare? Teniamoli d’occhio!

    Una fiera in presenza. Miraggio o realtà?

    Realtà. Finalmente realtà. Dopo due anni di pandemia sono riuscito a tornare a un evento affollato, denso e soprattutto stimolante. Entrare in quel grande salone di sabato mattina, con ancora pochi timidi avventori a contendersi gli editori tutti nelle loro postazioni, è stato strano. Tornare a parlare con editori, autori e sconosciuti, soltanto grazie alla passione comune per il libro, è stato emozionante.

    Non scherzo. Passeggiare tra i banchetti del Book Pride (circa 40.000 passi soltanto nel fine settimana) e osservare quella marea di carta di mille e mille tipi, di inchiostri e caratteri, mi ha ricordato quando da ragazzo andavo per mercatini dell’antiquariato alla ricerca di venditori di libri usati. Certo, l’odore di carta nuova è diverso, la location chiusa e quasi asettica – tutta bianca, tutta pulita – è molto diversa dai mercatini ambulanti. Eppure mi ha fatto tornare in mente cose che non ricordavo neanche di aver vissuto. Mi ha fatto tornare bambino.

    Ecco cosa rimane, dopo il Book Pride, oltre alla bellezza di certe fiere: il piacere della scoperta di quando eravamo bambini.


    Non sei riuscito a venire al Book Pride di Milano? Questo è un vero peccato. Ti ho dato qualche spunto su alcuni editori molto interessanti, ma non è molto. Per questo vi lascio il divertente vlog di una bambina e della sua avventura in fiera. Eccolo!